Ostia Lido torna ai vertici

Matteo Marchetti promosso alla CAN

“Viviamo in attesa di qualcosa di grandioso e questo ci fa stare in piedi”

 

Sette lunghi anni, tanti ne sono serviti alla sezione di Ostia Lido per tornare ad avere un proprio associato ai vertici nazionali. Era il 2013 quando Riccardo Tozzi, ultimo baluardo ostiense nella Commissione Arbitri Nazionale, calcava per l’ultima volta i campi di Serie A e B.

 

Matteo Marchetti sembra aver preso in parola Osvaldo Soriano, scrittore argentino che legava a doppio filo lo stoicismo dell’uomo all’attesa di vedere i propri sogni ricompensati. Al tramonto del suo quinto anno in CAN C, Matteo ha finalmente compiuto il tanto agognato salto approdando nella nuovissima CAN, che vede riunificate la massima serie e quella cadetta.

 

Come afferma Roberto Rosetti, l’arbitro può solo andare avanti: un arbitro, per rimanere tale, non ha altra scelta che essere promosso. Deve progredire sempre e deve farlo a un ritmo forsennato. L’arbitro non può voltare le spalle a ciò che gli fa paura. Lo deve affrontare, perché l’unico modo per sfuggire alla paura è sconfiggerla.

 

Una paura che ha fatto parte del cammino di Matteo fin dagli albori, quando nel 2006 varcò per la prima volta la porta della sezione di Ostia Lido. Credere in qualche cosa, però, è più facile quando non si è soli: grazie al supporto ricevuto da tutti gli associati che si sono susseguiti nel corso degli anni, oggi quella chimera è divenuta realtà.

 

D’altronde, tutte le cose che Matteo ha capito dalla vita – i suoi valori e le sue dinamiche – le ha imparate indossando la divisa da arbitro. Al netto dei numerosi aggettivi con cui si potrebbe incensare la sua figura arbitrale, l’umiltà è senza dubbio la colonna portante del suo percorso.

 

Il fatto che, nel calcio, un singolo fischio abbia la capacità di stravolgere una vita, rende fin troppo facile a volte lasciarsi sopraffare. Da un lato le ricompense sono immense, dall’altro il fallimento o perfino la mediocrità rischiano di diventare il barometro con il quale viene misurato ogni aspetto della vita. Il talento, infatti, mette un arbitro nella condizione di essere sulla rampa di lancio in età molto giovane e questo, oltre a enormi benefici, porta con sé una grande vulnerabilità.

 

Malgrado abbia bruciato numerose tappe, i piedi di Matteo sono sempre rimasti saldamente piantati in terra: consapevole dei propri mezzi, si è visto sfilare davanti agli occhi il suo treno e non ha perso tempo saltando subito in carrozza. Instancabile locomotiva, negli anni trascorsi in CAN C ha messo a referto il passaggio nelle più prestigiose stazioni della categoria.

 

Premio Sportilia nel 2018/2019 come miglior arbitro della categoria, 4 derby della Mole, 2 finali Primavera, 7 gare di playoff (tra cui 3 quarti e 1 semifinale di ritorno), big match del calibro di Catania-Bari, Ternana-Reggina, Trapani-Catania e Reggina-Bari. Al culmine del suo viaggio, la designazione per il Torneo Val de Marne, manifestazione internazionale svoltasi a Parigi che ha visto protagoniste alcune nazionali giovanili.

 

La promozione in CAN sancisce il coronamento di un percorso lineare svolto da Matteo con professionalità ed esemplare spirito di abnegazione, non facendo mai mancare alla nostra sezione e ai suoi associati una collaborazione tecnica od organizzativa. Nella speranza che questo sia solo l’ennesimo traguardo da lui raggiunto, possiamo solamente gioire della sua appartenenza alla sezione di Ostia Lido e far sì che il nostro sostegno nei suoi confronti non venga mai meno.

 

In una utopica partita, a seguire le gesta di Matteo tra i pali di una porta, ci sarebbe Americo Tesorieri, storico numero uno del Boca Juniors nonché affilata penna d’oltreoceano:

“Ci sono tre generi di arbitri. Quelli che vedono i falli, gli stessi falli che qualunque fesso può vedere dalla porta e li vedi e sei contento e ti senti soddisfatto quando il fischio arriva quando deve arrivare. Poi ci sono quelli che all’improvviso ti fanno vedere un fallo, un fallo che tu stesso e forse gli altri avreste potuto vedere se aveste osservato attentamente. Quelli ti prendono di sorpresa. E poi ci sono quelli che fischiano un nuovo fallo dove non avrebbe potuto esserci nessun fallo visibile a occhio nudo. Questi sono i profeti. I poeti dell’arbitraggio”.