Il mio ultimo saluto

La lettera di ringraziamento di Gianni Verdecchia

Un’altra stagione è arrivata ai titoli di coda: malgrado l’entusiasmo che accompagna le tante emozioni che ci sfilano davanti agli occhi, è doveroso fermarci un istante per riannodare i fili di ciò che è stato in questo 2017/2018.

Un ultimo commiato va rivolto a tutti quegli sportivi che proprio quest’anno hanno concluso la loro spettacolare carriera, incamminandosi sul viale del tramonto e privando gli appassionati delle loro maestrie. Dai nostri Antonio Damato e Paolo Tagliavento, artisti del fischietto, ad Andrea Pirlo, direttore d’orchestra del calcio italiano. Spostandoci fuori dai confini calcistici, vanno segnalati gli addii di Tania Cagnotto e Filippo Magnini, di Roberta Vinci e Nadia Centoni e, andando ancor più lontano, di Usain Bolt ed Emanuel Ginobili.

Sarebbe ingiusto, però, chiudere qui la lista dei campioni che non calcheranno più i campi di gioco di tutto il mondo. Un altro sportivo ha visto la sua ruota fermarsi: Giovambattista Verdecchia.

Oggi per me si conclude un periodo della mia vita durato 15 anni, e per questo voglio esprimere a tutti voi la mia gratitudine, per ciò che l’arbitraggio mi ha dato.

Il mio primo presidente Renato Torre e il suo collaboratore Giampiero Gregori, che nel lontano 2003 hanno voluto scommettere su di me sostenendomi nei primi passi da arbitro.

Il compianto presidente Giosuè Di Blasio, che mi accolse con gioia nella sezione di Ostia Lido.

Il presidente Paolo Ricci, il quale mi ha incoraggiato fino all’ultimo, supportandomi e sopportandomi.

I presidenti del CRA Lazio Nazareno Ceccarelli e Luca Palanca, che insieme al segretario regionale Pino Quaresima mi hanno dato la possibilità di offrire i miei servigi alla commissione della mia regione.

Infine, ringrazio tutti i miei Organi Tecnici regionali e sezionali, rigorosamente in ordine alfabetico: Alessandroni, Brotto, Magnani, Mattera, Partuini, Sacco, Sorrentino; Parente, Piaggesi, Sciancalepore.

Mi congedo dal terreno di gioco con una grande soddisfazione, quella di non aver mai avuto difficoltà con nessun calciatore, dirigente, allenatore di qualsiasi categoria e società. Sono sempre riuscito a farmi rispettare fuori e dentro il recinto di gioco. Questo ha fatto sì che, in fortuiti incontri con gli altri protagonisti delle mie domeniche, ci siano stati amichevoli scambi di saluti.

L’unico rammarico che porto con me è quello di non avere alimentato prima questa mia passione.

Così, alla veneranda età di 43 anni, appendo il fischietto al chiodo e ho deciso di dedicarmi all’attività di Osservatore Arbitrale, con la speranza e l’entusiasmo di un bambino.

Auguro a tutti, giovani e non, di appassionarsi almeno quanto ho fatto io all’arbitraggio, e di togliersi con impegno e tenacia le migliori soddisfazioni.

Il metodo Verdecchia va in pensione, ma voglio che sappiate che sarò qui per voi. Sempre.